Impressioni sul punto di nascere

Da’ a noi, tu lucente, tu luminoso, Horhorn,
spirto vitale e frutto del ventre.

feto

Ludgard e Krissy stavano parlando di reincarnazione.
Non dovresti essere così agitato, disse Krissy.
Ah no? disse Ludgard.

Si trovavano all’interno della clinica ostetricia Horhorn, a Sabbione, in un corridoio attiguo alla sala parto dove la moglie di Ludgard avrebbe messo al mondo il suo primo figlio.

Durante il periodo di preesistenza, disse Krissy, i feti possono pensare, ragionare. Riflettono senza sosta sulla loro esistenza anteriore e immaginano quella che sta per venire.

Il corridoio era illuminato da un’infinità di neon, le pareti erano costellate di fogli A4 con disegni bambineschi rappresentanti alberi, stelle, gabbiani sul mare, cose così.

Quindi, disse Ludgard, quando ci troviamo nell’utero di nostra madre siamo coscienti della nostra esistenza precedente?
Proprio così, disse Krissy. Ma l’atto del parto ci sprofonda in un profondo oblio.
E perché? domandò Ludgard.
È una cosa inspiegabile, disse Krissy.
La filodiffusione iniziò a produrre una musica che Ludgard riconobbe, era l’Inverno di Vivaldi.
In quel momento due uomini conversavano tranquillamente a poca distanza da Ludgard.

Quando devi scrostare una superficie cementificata da sangue coagulato l’idropulitrice è indispensabile, disse l’Ispettore Traumerei al tizio tremolante rannicchiato sulla sua sedia, il cui nome era Jaro Gutrojn.
Ludgard notò che Traumerei era un ispettore di Nettezza Umana per via della divisa e del contrassegno ricamato sulla camicia.
È il suo primo figlio? chiese Traumerei a Gutrojn.
Gutrojn non disse niente, teneva tra le mani un libretto dal titolo Manuale di Metafisica della Venuta al Mondo per Padri alle Prime Armi e stava pensando che quando si presentò al colloquio preliminare in uno studio luminoso del Centro Sterilità e il dottor Forkuloj gli redasse un programma di rapporti sessuali prestabiliti in specifici giorni al fine di preservare e selezionare gli spermatozoi, egli lo informò che di mestiere faceva l’attore pornografico, che il suo nome d’arte era Brad Pittbull e che si trovava nell’imbarazzante situazione di essere impossibilitato a centellinare e/o selezionare i propri spermatozoi, in quanto per contratto doveva raggiungere un orgasmo ogni tre ore circa, sei giorni su sette, undici mesi e mezzo l’anno.
Io sono al quarto, disse Traumerei. Fare figli è una cosa portentosa!
La sua voce echeggiò nel corridoio e raggiunse un gruppetto di uomini e donne accalcati attorno a un uomo in camice bianco.

Il forcipe, disse il dr. Buskoj detto il Mago del Forcipe al gruppo di turisti, è uno strumento ostetrico mediante il quale, secondo precise indicazioni scrupolosamente osservate, si procede all’estrazione del feto.
L’ospedale aveva varato un piano turistico denominato Turismo dei parti per raccogliere fondi.

Un ragazzo richiuse un libro dalla copertina rossa e bianca e disse ai suoi due amici: il significato della citazione, o della parodia, è che le nostre madri preferirebbero di gran lunga farsi fottere da un branco di negri col cazzo mezzo moscio piuttosto che farsi ingravidare dai nostri padri col cazzo duro.
Interessante, disse uno dei due amici.
E ancora più interessante è notare il pensiero dell’autore relativo alla nascita, disse il ragazzo.

La nascita, disse il dr. Buskoj, è il movimento di entrata, o caduta, in vita di un essere. Generalmente si considera nascita il momento in cui un essere vivente viene espulso dal corpo della madre.
Stava citando Wikipedia. Tuttavia c’era qualcosa, nelle sue parole, un certo modo di pronunciarle, che le faceva sembrare incredibilmente autorevoli.

Il ragazzo aprì il libro a una pagina a caso e lesse: gestazione ovoblastica nell’utricolo prostatico o utero mascolino.
Che significa? Chiese uno dei suoi amici.
Non ne ho la più pallida idea, disse il ragazzo, ma questo libro mi sembra una cannonata.
Nonna Corgan era una delle creature più sensuali e dolci che avesse conosciuto, peccato fosse una baldracca. Partorì tredici figli con tredici padri.
Talis ac tanta depravatio hujus seculi, o quirites.

Cosa state leggendo? Domandò Ludgard ai ragazzi.
Che te ne frega? Rispose il ragazzo col libro in mano.
Ludgard finse di colpire il ragazzo, il quale si ritrasse intimorito, poi alzò il dito medio in direzione di Ludgard.
Arte, non vi (con arte, non con forza).

I feti hanno un’anima? Si domandò Sant’Agostino di Ippona, teologo e padre della chiesa.
Krissy rispose che i feti possedevano indubbiamente un’anima. Molto più che un’anima, disse.

Quanto essere mi dovrò fare prima di tornare a non essere? Pensò un cittadino anonimo sul punto di nascere.

Quindi siamo costretti a nascere e rinascere per sempre? Domandò Ludgard. È questo che mi stai dicendo?
Precisamente, rispose Krissy. Non è magnifico?
Ludgard non rispose.

Il mio cognome in tedesco contiene la parola incubo, o sogno, disse Traumerei. Poi si stravaccò su una sedia e si preparò a sorseggiare una tisana ai frutti di bosco dalle proprietà rilassanti.
Adoperando gli strumenti manuali puoi scrostare una superficie dal sangue coagulato, proseguì Traumerei, ma un alone di sporco persiste sempre, soprattutto quando è mescolato con tessuti corporei come per esempio capelli, frammenti di cranio, cartilagini e robe simili.
Jaro Gutrojn si mordicchiò le unghie e cominciò a sfogliare il Manuale di Metafisica della Venuta al Mondo per Padri alle Prime Armi.

Il forcipe è costituito essenzialmente da due branche, disse il dr. Buskoj, della lunghezza di una quarantina di centimetri, facilmente articolabili tra loro. In ciascuna di esse, la parte destinata alla presa della testa fetale (cucchiaia) è formata da un anello di metallo appiattito, che delimita uno spazio aperto (finestra), della larghezza di circa 5 centimetri.

Quando il dottor Forkuloj gli prospettò una cura a base di un intruglio giallognolo in grado di accrescere a dismisura la motilità e la fertilità degli spermatozoi, avvertendolo che si trattava di una cura sperimentale e non del tutto priva di effetti collaterali, Jaro Gutrojn rispose che avrebbe acconsentito a fare da cavia, per così dire, se quel termine poteva essere utilizzato in un simile frangente.

Il modo migliore per venire al mondo, disse il dr. Buskoj, è un bel forcipe.
Non è pericoloso? domandò un’allieva del terzo anno.
Tra i turisti c’erano anche alcuni studenti del terzo anno.
Trovatemi qualcosa che la gente non giudichi pericoloso e sarete persone ricche, rispose il dr. Buskoj.
Altri sostengono che sarebbe preferibile utilizzare una ventosa, disse un’allieva.
Come se una ventosa sturacessi potesse sostituire il glorioso forcipe, disse il dr. Buskoj piuttosto adirato.

L’Inverno di Vivaldi inondava il corridoio di un vento gelido e travolgente.

Dopo che il dottor Forkuloj annuì, confermando che certo, il termine cavia, in quel frangente, era decisamente appropriato, Jaro Gutrojn avvertì un brivido provocato dal pensiero dei possibili effetti collaterali dell’intruglio giallognolo.
Traumerei si commuoveva ogni volta che ascoltava l’azione della pioggia che cade lenta sul terreno ghiacciato nel secondo movimento dell’Inverno di Vivaldi, e quella volta non fece eccezione.
Le lacrime iniziarono a scivolare sulle pareti del naso e raggiunsero il labbro inferiore. Con la lingua ne assaporò una, provando la netta sensazione che il gusto fosse quello delle pile alcaline al contatto con la lingua.

In tutti i casi il forcipe non mi pare una grande soluzione, sia per il feto sia per il corpo femminile, disse una turista al dr. Buskoj.
Il corpo femminile, da un punto di vista scientifico, è del tutto irrilevante, disse uno degli allievi del terzo anno.
Continuate pure a considerare il corpo femminile come una mercanzia, disse la turista.
Il principio secondo il quale il corpo femminile è da sempre oggetto di mercificazione è un principio rivedibile, certo, ma grazie a dio è ancora così, disse il dr. Buskoj.
Per dio, dottore! urlò una turista.
Amore amaro! | La libertà dell’uom vale un tesoro, | E quella della femmina un denaro, canticchiò il dr. Buskoj.
Gli allievi del terzo anno e alcuni turisti risero. Le allieve del terzo anno e alcune turiste si schermirono.

Il corso di Metafisica della fisica della venuta al mondo studia le inerenze con le quali l’essere umano oppugna la caduta in vita o venuta al mondo (nascita) al contrario non disdegnando affatto le circostanze antecedenti alla fecondazione di un nuovo essere umano (scopàte), incoraggiandole incessantemente, ricercandole ovunque, propugnandole stentatamente.

Da quando in qua sono ammessi turisti all’interno della clinica ostetricia? domandò Ludgard.
Da quando ha bisogno di soldi, rispose Krissy.

Per tornare al forcipe, disse il dr. Buskoj, i manici sono diritti, mentre le cucchiaie presentano una duplice curvatura; esse, le cucchiaie, a strumento montato, dapprima divergono l’una dall’altra, poi convergono, fino quasi a toccarsi (curvatura cefalica, che è destinata ad accogliere la convessità della testa fetale).

Ludgard Hordegaz, quarantatré anni, gli occhi verdi e i capelli castani, era in attesa di abbracciare il suo primo figlio, e la tensione lo stava consumando.
In realtà tuo figlio ha già vissuto innumerevoli vite, è già nato decine di volte, disse Krissy.
Ma io le altre volte non c’ero, disse Ludgard.
Pensa che costruendo un apparecchio adatto si potrebbero persino raccogliere le osservazioni dei feti sul punto di nascere, disse Krissy.
Credi davvero a queste stronzate? domandò Ludgard brutalmente.
Un tale di nome Dagoberto Kopius ha dimostrato che la preesistenza è uno stato di coscienza, disse Krissy scocciata.
Riflessioni sul punto di diventare padri: se esce mongoloide mi rovina la vita. Ma se uscisse comunista? Gli piaceranno le cose che piacciono a me? Mi renderà fiero di lui? Quanto tempo passerà prima che mia moglie vorrà di nuovo fare sesso?
Ludgard desiderò entrare in sala parto e fermare tutto, poi si sollevò dalla sedia e cercò la sala fumatori.

Se si appoggia il forcipe su un piano, disse il dr. Buskoj, si osserva che le cucchiaie non sono allineate con i manici, ma descrivono una curva, denominata curvatura pelvica, destinata ad adattarsi alla curvatura del canale del parto.

Op-là maschietto op-là!

Con la Metafisica della fisica della venuta al mondo assistiamo quindi alla fondazione di una dialettica non più intesa aristotelicamente (tesi-antitesi) né hegelianamente (movimento a spirale con ritmo triadico a tre lati) ma a una dialettica elicoidale in cui il movimento tesi-antitesi viene sostenuto e disgregato continuamente da una sintesi e da una dieresi. Abbiamo tesi-antitesi tra l’efferata opposizione dell’essere-in-potenza (feto), perfettamente cosciente in quello che Kopius definisce andròne d’aspettazione, e l’effimera voluttuosità (libidine) dell’essere produttore (genitòre), il cui comportamento si presta a una duplice interpretazione: nella prima alternativa egli, immemore, oblia il proprio sentimento fetale e anzi lo ribalta, essendo egli certo che tutti gli esseri pre-esistenti (non ancora nati) siano desiderosi di cadere in vita (nascere). Questa prima alternativa si definisce alternativa innaturale o ingenua.

In principio era il verbo, disse il dr. Buskoj, ma subito dopo venne il forcipe. In buona sostanza le motivazioni che spingono due adulti a desiderare di mettere al mondo un figlio non sono affar mio. Ciononostante ritengo che farebbero meglio a riflettere sul significato di queste parole: rabbrividisco al pensiero del futuro d’una razza in cui siano stati seminati i germi di una simile malizia.
Quale malizia? Domandò una turista.
Buskoj non lo disse.
Ma considerate che: vostro figlio potrebbe essere un uomo di merda, disse Buskoj.
Buon dio, dottore! Esclamò un’allieva.

Nella seconda alternativa l’essere produttore (genitòre), ben conscio della volontà di non cadere affatto in vita (non nascere) di chi deve ancora cadere in vita (nascere) agisce di proposito, per ripicca o vendetta ancestrale, perpetrando così una finalità doppia (due piccioni con una fava): gustare quell’effimera ma divertente voluttuosità (libidine) mediante circostanze antecedenti alla fecondazione di un nuovo essere umano (scopàte) e negare a un essere pre-esistente (non ancora nato) il piacere della non caduta in vita (non nascita), trascinandolo in questo stato aggrovigliato e viscido delle cose (mondo). Questa seconda alternativa, detta alternativa naturale o premeditata, è la più accreditata tra gli studiosi.

Traumerei guardò fuori e vide che stava spuntando il sole.
Che significa mettere al mondo un figlio? gli domandò Jaro Gutrojn.
Un figlio è il singhiozzo di una creatura egoista, rispose Traumerei.

Op-là maschietto op-là! Op-là maschietto op-là! Op-là maschietto op-là! Ovvero ciò che succedeva nel frattempo alla moglie di Ludgard Hordegaz.

I muscoli lunghi dell’utero si contrassero, dall’alto verso il basso, fino alla fine. Quando la contrazione terminò, i muscoli si rilassarono e diventarono più corti di quanto erano all’inizio della contrazione stessa. La cervice si alzò al livello della testa del bambino e si dilatò completamente, causando la rottura spontanea delle membrane amniotiche. La signora Hordegaz fu colta da un forte dolore lombosacrale e cominciò a urlare, a gridare, a dimenarsi, e insomma a fare tutte quelle cose che debbono fare le donne che hanno letto la bibbia.
Ludgard piombò in sala parto ma era troppo tardi, gli addetti si stavano già adoperando per espellere dal corpo di sua moglie qualcosa che avrebbe dovuto assomigliare a un essere umano.
Ludgard non sapeva bene come reagire.

Impressioni sul punto di nascere: Emil Cioran, filosofo e saggista rumeno, “Vorrei tanto non nascere mai”, e nacque; Adolf Hitler, politico austriaco naturalizzato tedesco, “Se non nascessi qualcuno noterebbe la mia assenza?”; Gesù Cristo, “Credetemi, non ne posso proprio fare a meno”; James Joyce, scrittore irlandese, “La pitta è piena. La via è libera. La sorte è segnata. Come chi è venuto ritorna. Farvel, Farerne. Addio, abbuonabarca!”; Henri Robert Marcel Duchamp, pittore francese, “D’altronde, sono gli altri che nascono”; Filippo Tommaso Marinetti, poeta italiano, “Adesso o mai più!”.

Ludgard Hordegaz squadrò il feto che era suo figlio sconfinare da questa parte della vagina di sua moglie, in questa vita, ebbe una fugace e incomprensibile sensazione di felicità, poi svenne.