Che cos’è Un posto pulito, illuminato bene

Sono passati sei mesi dall’apertura di Un posto pulito, illuminato bene e ora – più o meno – ho un’idea vaga di che genere di posto sia.

Il Posto pulito NON è un caffè letterario (che poi devo ancora capire bene cosa sia, un caffè letterario).

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Il Posto pulito è un bar di paese, di quelli nei quali entri a fare colazione, a prendere un caffè o un aperitivo, e ti siedi a leggere il giornale per i fatti tuoi, oppure inizi una discussione senza senso sulla politica, sul calcio, su qualunque altra cazzata ti passi  per l’anticamera del cervello in quel momento; è un bar di paese dove ti siedi a giocare a scopa e alla fine della mano prendi a nomi il tuo compagno, sbraiti, t’incazzi perché non ha fatto il settebello o perché ha scartato un tre di fiori; è un bar di paese dove puoi guardare la partita di campionato bevendo qualcosa e – naturalmente – sfottendo il vicino, insultando l’arbitro. Queste cose qui.

caffè giornale e croissant

Il Posto pulito è un teatro, dove gustare una rappresentazione teatrale.

Locandina Falsi Peccati

Il Posto pulito è una scalinata, sulla quale trascorrere un’ora a prendere il fresco d’estate bevendo un mojito, sulla quale sedere per assistere a un poetry slam, a un concertino, a un monologo, a una pièce tre metri per tre.

SLAM 4

Il Posto pulito è una macchina da scrivere, per mezzo della quale potete scrivere una storia, un racconto, una frase, una poesia.

LOCANDINA CONCORSO scrittori

Il Posto pulito è un locale da fare i fighi e i fighetti, dove fare apericena alla moda e sfoggiare un vestito nuovo.

FIGO

Il Posto pulito è un luogo dove fare cose, incontrare gente, condividere idee, anche se Nanni Moretti non ci ha mai messo piede.

Aperitivo arabo

Il Posto pulito è una galleria d’arte, il luogo ideale per bere un buon vino e ammirare un dipinto o una scultura.

Manichino Soligo                                 image

Il Posto pulito è un wine bar, con una preziosa selezione di vini.

VINERIA

Il Posto pulito è un bagno, dove fare le cose che si fanno in bagno e molte altre.

PARTICOLARE DISEGNO

Il Posto pulito è un’agorà, dove si può incontrare il proprio scrittore preferito, un musicista, un attore e discutere con lui. Oppure presentare il proprio libro, la propria musica, la propria arte.

COGNETTI

Il Posto pulito è una sala lettura, prendete un libro e leggetelo.

Il Posto pulito è una scacchiera.

SCACCHI locandina                  torneo scacchi

Il Posto pulito è un disegno.

DISEGNO BAR

Il Posto pulito è un monologo al bancone.

IMMAGINE 2

Il Posto pulito è un racconto.

HEMINGWAY

Il Posto pulito è uno sport.

MURO

Il Posto pulito è tante altre cose e tante altre cose diventerà in futuro, ma soprattutto, il Posto pulito è Patrizia.

articolo

L’aiuto barista del Posto pulito, illuminato bene

hemingway che beve

Cose che dovete sapere prima di ordinare un drink all’aiuto barista:

 

1) Meglio non menzionare mai le parole letteratura, scrittura, Gertrude, Stein, Zelda, ecc.  Non dite che sapete scrivere. Anzi, fate una cosa: dichiarate fieramente di essere analfabeti. Questo eviterà di iniziare un discorso sulla sua scrittura, la qual cosa vi condurrebbe inevitabilmente in un baratro di cazzotti, spintoni, colpi di fucile.

2) Sarebbe grandioso entrare nel bar con una testa di toro e dire che lo avete steso – il toro – in una corrida improvvisata nel cortile di casa vostra, appoggiarla – la testa – sul bancone e ordinare un Bloody Mary.

3) Sarebbe grandioso entrare nel bar avvolti in una pelle di leone e dire che lo avete braccato e ucciso a mani nude. Non importa se il leone apparteneva al Circo Orfei ed è morto di vecchiaia.

4) Se siete donne fate ordinare al vostro compagno, a un vostro amico, chiedete a qualcuno di ordinare per voi oppure ordinate ad Alessandro, il barman ufficiale del Posto pulito, illuminato bene. L’aiuto barman tende a essere lievemente misogino.

5) Se siete uomini evitate accuratamente di presentarvi al bancone con sopracciglia rifatte, petto depilato, unghie perfette e qualsiasi altra tipologia di abbellimento fisico. Raccontategli tutte le vostre conquiste femminili senza dimenticare di porre l’accento sul fatto che le donne non sono gente: sono prede, cose, oggetti, robe del genere.

6) Se siete vegetariani tenetevelo per voi. Se l’aiuto barman vi offre un tagliere di affettati avete due possibilità: mangiarlo o fuggire. Lui non ammette i vegetariani (e derivazioni), i pacifisti (e derivazioni), eccetera.

7) Sfidatelo a braccio di ferro, a chi ce l’ha più lungo, a chi riuscirebbe a colpire un fagiano a cento metri di distanza con un fucile senza tacca di precisione; insomma, queste cose qui. Ne va matto.

8) Non domandategli per nessuna ragione cosa significhi il nome del bar.

9) Ditegli che odiate tutti i vostri amici, che non avete amici, che vi piace stare da soli per i fatti vostri a pescare o a cacciare; praticamente la vostra vita è simile a quella di un uomo di Neanderthal. Nessun essere umano è degno di essere vostro amico, giacché voi siete uomini veri, e non avete bisogno di alcun amico. Ditegli che avete partecipato a qualche guerra, non importa quale.

10) Cosa più importante di tutte: non ditegli mai, per nessuna ragione, che il 2 luglio 1961 si è sparato in bocca con un un fucile ed è morto. Vi sfiderebbe a tirare di boxe seduta stante, vi romperebbe il naso con un montante, sfascerebbe il locale. E comunque alla fine non vi crederebbe.

 

Bene, ora siete quasi pronti a ordinare un drink all’aiuto barista del Posto pulito, Illuminato bene. 

In bocca al lupo!

Cosa posso dire a proposito dei mondiali di calcio

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Quello che posso dire dei mondiali di calcio è che quando avevo quattordici anni c’erano quelli in Italia, e io ero felice come un bambino perché ero un bambino.

Dell’82 invece non posso dire granché. Avevo sei anni e qualcosa mi ricordo, ma se devo fare un simile sforzo di memoria vengono prima altre cose: per esempio ricordo mio nonno e mia nonna, la tabaccheria, quel cazzo di Portobello che odiavo, i film con John Wayne sul divano con il Dante. Ricordo la piazza di Montemagno col sole d’estate. Però i  mondiali dell’82 non li ricordo mica.

La finale dell’86 allo stadio Azteca di Città del Messico la ricordo: tifavo Argentina ed ero al bar, lo stesso bar dove sabato notte vedrò la prima partita dell’Italia. E’ cambiato tutto e non è cambiato niente. Ventotto anni fa c’era il Paciòn, c’erano quelli di Montemagno e c’ero io che mangiavo un gelato tifando Argentina. Adesso c’è Un posto pulito, illuminato bene, mia zia e tante idee.

Del ’90 mi ricordo quasi tutto, ma soprattutto ricordo che ho dato il mio primo bacio a Spotorno e che stavolta ho detestato l’Argentina.

Nel ’94 avevano messo il maxischermo all’oratorio e le partite si vedevano lì. Poi Baggio e Baresi mi hanno fatto piangere.

Nel ’98 ho visto Francia-Italia a Montpellier, io con Canepa e Robella e centocinquantamila francesi. Stavolta è stato Di Biagio a farmi piangere. Credo sia facile immaginare cosa possa voler dire essere circondati da centocinquantamila francesi che festeggiano perché hanno sconfitto proprio te. Così, anziché proseguire per Bordeaux siamo scesi a Barcellona. Solo per levarci dalle palle i francesi. Viva gli spagnoli. Eliminati dal mondiale anche loro, magari ci facevamo coraggio a vicenda.

Per me i mondiali del 2002 non sono esistiti. Li hanno fatti, da qualche parte, non dico no. Ma per me non sono esistiti.

Ah, i mondiali di Germania 2006. C’è un solo titolo del quotidiano LIBERO che sia valsa la pena di leggere da quando quel giornalaccio viene scritto e stampato: quel titolo, all’indomani della semifinale di Dortmund vinta contro i tedeschi, recitava: BECCATEVI STI DUE WURSTEL.

Ogni volta che rivedo i supplementari di Germania-Italia a Dortmund piango. Mi commuovo. Io ero a casa di Paola. Quella lì è stata la partita che mancava alla mia generazione. Le altre generazioni avevano l’altra Italia-Germania, quella del ’70, quella che guardandola oggi sembra che vadano alla moviola. Però (grazie a Gianni Brera e a Gianni Rivera), entrò nella leggenda.

E comunque nel 2006 la finale con la Francia la si guardò da Roasio. E Porta disse che bisognava guardarla sulla Rai perché su Sky il segnale arrivava in ritardo. Era il tempo del Pub.

Del 2010 posso solo dire che ho fatto volare dal balcone del mio vecchio appartamento di Asti quella schifo di vuvuzela. Per il resto no comment. Una squadra, quella italiana, brutta come la morte. Inguardabile. E poi la finale Spagna-Olanda a Spotorno, con Paola, 42 gradi all’ombra e una pizza in terrazzo.

I mondiali non li puoi far giocare in culo ai lupi di Corea per poi farci guardare le partite a colazione. Non li puoi fai giocare in Sud Africa.

Li devi far giocare proprio lì dove li giocheranno quest’anno.

Per questo i mondiali in Brasile sono il mondiale di calcio perfetto. Per questo guarderò tutte le partite che potrò nello stesso bar in un cui vidi la prima finale di un mondiale nel 1986, magari con amici che non vedo da tanto.

Perché i mondiali di calcio non c’entrano con il calcio. Sono il caldo, le notti col profumo d’estate, il bar con gli amici, la gente in strada e tante altre cose che non ho più tempo e voglia di scrivere in questo brutto articoletto scribacchiato in cinque minuti.

I mondiali in Brasile saranno per me i mondiali in un Posto pulito, illuminato bene. Ci saranno Paola e Patrizia e mia mamma e mio padre e il Dante e ci sarò io e tutti gli altri che ci saranno e per farla breve son già contento così.

Non so voi, ma questo è tutto quello che posso dirvi sui mondiali di calcio.