Due poesie di Andrea Fabiani, vincitore del 1° Monferrato Poetry Slam

Andrea Fabiani ha vinto il 1° Monferrato Poetry Slam in Un posto pulito, illuminato bene.

POETRY SLAM PARTECIPANTI

I partecipanti al Poetry Slam in Un posto pulito, illuminato bene festeggiano Andrea Fabiani (con i jeans e la bottiglia di Barbera d’Asti Pomorosso di Coppo appena vinta).

Ecco le due poesie che gli hanno regalato la vittoria a furor di popolo.

 

Io scrivo poesie per le donne

Io scrivo poesie per le donne.
Se siete uomini
mi dispiace.
Io quando m’innamoro
sono felice e scrivo
poesie d’amore per la mia donna.
Alla prima
lei sospira, sognante
mi si concede con la passione
che le arrossa le guance.
Alla seconda anche.
Alla terza mi dice: bella.
Alla quarta: hai scritto di meglio
Alla quinta: ti sei scordato
di portare fuori la spazzatura.
Di nuovo.

Quando poi mi lasciano
sono triste e scrivo
poesie malinconiche composte
contorcendomi nel dolore,
estraendo parole dal nero
pozzo del mio dolore.
Le donne quando le sentono, sentono
vibrare l’istinto materno.
Alcune si innamorano di me.
Poi mi innamoro anch’io
sono di nuovo felice
di nuovo scrivo poesie d’amore.
È un circolo vizioso, lo so.

Da un po’ di tempo
ho cominciato a riusare
vecchie poesie
con donne nuove.
Risparmio carta e energia.
L’idea mi è venuta
dopo una quinta poesia, contemplando
l’azzurro intenso
del sacco della spazzatura
che non avevo portato fuori.
Di nuovo

Oggi non scrivo più niente.
Continuo a cambiare le donne
riciclo poesie.
Per non rischiare
porto fuori la spazzatura
sempre. Faccio anche
una maniacale differenziata.
Oggi
non posso più dire di esser poeta.
Oggi
sono soltanto un uomo
molto attento
all’ambiente.

***

Dentro

Quando dico che faccio il poeta
in realtà sto mentendo
che poi a dir bene
mica lo dico che faccio il poeta
sarebbe sbagliato
il poeta difatti
non lo si fa lo si è
Allora quando dico che sono poeta
la gente mi dice “bello!”
oppure “ah però!”
Ma lo dice con una faccia
un po’ dispiaciuta, un accenno
di compassione.
La verità è che la gente
se gli dici poeta lei pensa
che tu soffra un casino
e hai voglia a dir loro che no
che stai bene, che sei
financo sereno,
loro no, niente.
Pure se sembri sereno
loro ti guardano e dicono
si, ok, sembri sereno
fuori, ma dentro?
chissà che inferno ti porti,
dentro.
Io dentro
porto pochissime cose
per lo più organi interni
un cuore mediocre
due polmoni un po’ lerci
un bel paio di reni
e un fegato che
con tutto quello che ho fatto
il fatto che faccia
ancora il suo sporco lavoro
io lo trovo davvero ammirevole.
Tra tutte le cose che ho dentro
quella che gli voglio più bene
io è il mio fegato
E se dovessi eleggere mai,
tra tutti i miei organi interni, l’organo
interno del mese
io eleggerei il mio fegato
ogni singolo mese e pazienza
per le acide gelosie
che inevitabilmente ne nascerebbero.
Ma sto divagando, dicevo
dell’inferno dentro
Ecco io, al massimo
l’inferno dentro qualche volta
se ce l’ho avuto era allo stomaco
ma quello, mi ha detto il dottore,
non è la poesia
sono i Mojitos
e i Daiquiri e i Piscos
e i Margaritas: i demoni
miei hanno tutti origine
ispanica e un prezzo
che si aggira tra i sei e gli otto euro
Se li trovate a meno
ditemi dove.
Ci vado.
E tutto questo
era solo per dire
che scriver poesie non serve
averci l’inferno
dentro,
ma di sicuro
ci vuole un gran fegato.

Canto d’amore e di maledizione

Poesia anonima lasciata nella cassetta letteraria di Un posto pulito, illuminato bene

DITO CATTELAN

Una canzone farò di puro nulla:
non si stupisca nessuno di me
se in questo gioco del tutto uterino
ho conquistato solo l’affanno

con il tribolare, se se balbetto
e m’agito e fremo per amor di lei
che si mostra senza onore
e puttana provata

dentro il paltò di suo marito.
La sentivo così snella e liscia e piena
sotto la mia camicia sdrucita
che me la sogno nuda anche in bagno

o quando incontra le sue amiche:
mi sembrano ranocchie latrando
nel riunirsi a mo’ di cani idrofobi.
Colpevole davanti al mondo

mi riconosco del troppo parlare,
ma io vedo e credo e son certo ch’è vero
che amore ingrassa, sicché mi piace
più che non essere re di tutti i contadini.

Io posso andare senza abbigliamento,
nudo nella camicia, come Tristano
morire d’amore e di freddo.
Consigliatemi dunque, amici,

essendo io avvolto da follia,
meglio l’amore che rende cornuti
o l’addio che prolunga il dolore?
Enquer me lais Dieus viure tan

affinché abbia il tempo di maledirla:
vengano compìti giullaretti
per augurarle chascus en lor lati
iatture e tormenti anche peggiori.